il NO degli uomini al disegno di legge Pillon

il NO degli uomini al disegno di legge Pillon

a cura di Orazio Leggiero (Maschile Plurale)

Come uomini impegnati da tempo nella ricerca di un nuovo modo di vivere la maschilità e la paternità, consapevoli del mutamento creato dalla nuova libertà delle donne, ci rivolgiamo agli uomini presenti nelle forze politiche e nelle istituzioni, così come nel mondo associativo, sindacale e in quello dei media

Condividiamo le ragioni con le quali tante associazioni e movimenti femminili e femministi stanno conducendo – con il sostegno di numerosi esperti e esperte della materia – una forte opposizione contro le ipotesi normative contenute nel disegno di legge Pillon, e contro molti aspetti della cultura della famiglia e delle relazioni che lo sostiene e lo accompagna.

Il principio astrattamente giusto di una responsabilità condivisa ed equilibrata tra i genitori nei confronti dei figli in caso di separazione, così come nella vita di coppia, viene distorto con previsioni non accettabili che riguardano in particolare:
l’obbligatorietà della “mediazione familiare” – una pratica che ha senso eventualmente solo se liberamente richiesta da entrambi i genitori;
la rigidità dei tempi paritari imposta ai figli nella relazione con i genitori separati;
l’eliminazione dell’assegno di mantenimento, concepita in un modo che di fatto ignora la grave disparità tuttora vigente nelle concrete condizioni di vita e lavoro fra uomini e donne;
– il riferimento a teorie psicologiche come l’alienazione parentale (PAS) che sono ritenute prive di fondamento dalla maggioranza degli esperti e strumentalmente utilizzate per negare e occultare situazioni di violenza e abuso.

Il disegno di legge fa proprie rivendicazioni di un articolato associazionismo che strumentalizza ideologicamente il disagio dei “padri separati” per alimentare una rivincita connotata da culture maschiliste e patriarcali ignorando le proposte di un diverso associazionismo maschile per una nuova paternità rispetto alla quale sarebbe necessario un impegno molto più attento e responsabile.

Come uomini abbiamo imparato quanto sia sbagliato e illusorio fare appello alla norma per valorizzare e difendere la nostra esperienza di paternità che deve necessariamente fare i conti con la relazione che si costruisce con una donna.
Questo vale sempre, e specialmente nel caso di conflitti che ricadono sulla vita dei figli.

Il desiderio maschile di vivere in modo più positivo e profondo la paternità va invece incoraggiato sostenendo il riequilibrio nel lavoro di cura domestica e genitoriale. Ciò significa armonizzare il modo di lavorare e di produrre reddito con i tempi della vita e della riproduzione della vita.

E’ molto negativo – da questo punto di vista – che, come ha denunciato Tito Boeri, nella manovra economica del governo manchi il rifinanziamento dei congedi di paternità obbligatori e facoltativi che negli ultimi tempi sono stati faticosamente incrementati, sia pure in modo ancora largamente insufficiente.

Così come non si vedono scelte politiche incisive per aumentare l’occupazione femminile e migliorare la condizione di tutti i lavoratori e le lavoratrici rispetto alle scelte familiari e di convivenza e ai tempi di vita.
Più in generale è necessario ripensare la genitorialità oltre modelli stereotipati e complementari che imprigionano la vita e i desideri di donne e uomini, nel lavoro come nelle relazioni di cura.

Come uomini impegnati da tempo nella ricerca di un nuovo modo di vivere la maschilità e la paternità, consapevole del mutamento creato dalla nuova libertà delle donne, ci rivolgiamo agli uomini presenti nelle forze politiche e nelle istituzioni, così come nel mondo associativo, sindacale, e in quello dei media, perché si sviluppi una riflessione profonda su questi temi, si metta da parte un disegno di legge basato su una cultura arretrata e pericolosa come quello avanzato dal senatore Pillon, e si apra un confronto sul complesso delle azioni, non solo normative, ma anche sociali, economiche e culturali, per favorire effettivamente il miglioramento delle relazioni nelle famiglie e nelle convivenze, in modo che la qualità degli affetti e del rispetto, nei confronti dei figli così come tra adulti, si possa garantire anche nel caso dei conflitti e delle separazioni.

Per la Rete Maschile Plurale:
Fabio Bonacina, Antonio Canova, Mario Castiglioni, Marco Cazzaniga, Lino Ceccarelli, Stefano Ciccone, Riccardo Corrieri, Giuliano Dalle Mura, Andrea De Giacomo, Franco Fazzini, Mario Gritti, Orazio Leggiero, Alberto Leiss, Giacomo Mambriani, Jones Mannino, Alessio Miceli, Domenico Matarozzo, Beppe Pavan, Roberto Poggi, Fabrizio Rancorati, Gianluca Ricciato, Roberto Sampiero, Francesco Seminara, Mario Simoncini, Franco Tagliaferri, Giancarlo Viganò, Alberto Villa

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