Il linguaggio dell'Avvocato

Il linguaggio dell’Avvocato

di Paola Cerullo (Avvocata in Milano – Fronteverso Network)

Il linguaggio dell’Avvocato: equilibrismo tra tradizione e innovazione – argomentare e persuadere nel tempo dei social

L’avvocato è il “professionista della parola”, il “giocoliere dei mezzi espressivi”, colui che “fa cose con le parole”, poiché esercita il mestiere usando, oralmente e per iscritto, parole.
Citazioni tratte da “Mille e una toga: il penalista tra cronaca e favola” di Ennio Amodio.

Ma il peculiare codice linguistico degli avvocati – c.d. “legalese” -, si evolve e cambia con il mutare della società, perché l’avvocato vive nel mondo, è coinvolto e calato nella realtà della sua epoca, ed il suo imperativo è farsi capire, presupposto indispensabile per poter argomentare e convincere.

Le nuove tecnologie, l’informatizzazione e la globalizzazione hanno inciso profondamente nell’organizzazione sociale e nelle modalità di comunicazione: la parola non è più privilegio di pochi, e circola velocemente. Il sapere deve essere condiviso ed accessibile, tramite la comunicazione responsabile e la comprensibilità del linguaggio anche specialistico, requisiti indispensabili per ottenere visibilità, seguito e successo.

Da qui la necessità per l’avvocato di acquisire nuove competenze ed elaborare diverse strategie di comunicazione a seconda del contesto: occorre saper scrivere propriamente un atto giudiziario riservato agli addetti del settore, ma anche articoli, pareri, relazioni, destinati a un vasto pubblico.

Oggi ancor più che in passato, pertanto, l’abilità dialettica sta nel giusto equilibrio – non sempre facile – tra tecnica giuridica e nuove forme di comunicazione.
In un mondo sempre più veloce e globalizzato, in cui le nuove tecnologie, il web e i social media fanno da padroni, anche quali strumenti d’informazione e aggiornamento professionale (riviste, articoli, sentenze, atti viaggiano online, il cartaceo è ormai obsoleto); in cui nel quotidiano abbondano termini anglosassoni (non si telefona, ma si organizza una call, anzi, una conference call; non si invia una segnalazione informativa, ma una newsletter); in cui la comunicazione è sempre più virtuale, immediata, semplice e diretta (si dialoga tramite WhatsApp, si pubblicano articoli su blog e social media); in cui il primo approccio con l’altro è l’identikit online.

In un mondo siffatto, l’antico e ricercato stile oratorio dell’avvocato non è più appropriato, rappresenta per molti –inclusi i clienti – un’inutile complicazione e una dannosa perdita di tempo.

Anche il professionista del diritto è sollecitato dunque a curare la propria immagine e reputazione (“personal reputation”) sul web, ove primariamente viene ricercato il suo profilo da colleghi e potenziali clienti: sito internet, pagina Facebook, profilo Linkedin, blog, pubblicazioni e immagini professionali online, sono veri e propri strumenti di lavoro per l’avvocato alla pari dei codici (anche questi invero per lo più informatici).
E il linguaggio usato in tali contesti è necessariamente divulgativo e conciso, la comprensibilità deve essere immediata perché l’attenzione  va colta in un attimo.

Lo stile ampolloso, gli arzigogoli, il latinorum, più che erudizioni oggi appaiono anacronismi utili solo a celare inconsistenza di argomenti. Fermo restando che il ruolo, anche sociale, e il rilievo costituzionale dell’avvocato non possono essere sviliti da un gergo inappropriato e sgradevole, dalla commistione tra piano personale e professionale: lo stesso Codice Deontologico Forense richiama doveri di dignità e decoro e vieta di usare espressioni offensive o sconvenienti.

Da qui la necessità di trovare una mediazione tra tradizione e modernità, tra fiera abilità tecnica, sintomo di sentita appartenenza professionale, e necessità di un approccio moderno ed efficace, comprensibile ai più.

Una linea guida però esiste, e ci illumina la strada: da sempre, retori, oratori, giuristi hanno celebrato la qualità della parola, e ancora più la chiarezza e la sinteticità del linguaggio dell’avvocato. “Utile è quell’avvocato che parla lo stretto necessario, che scrive chiaro e conciso”, diceva Pietro Calamandrei.
Chiarezza e concisione sono dunque tratti ineliminabili, da sempre e per sempre valido, nel lessico dell’avvocato, che deve coniugare cultura, sobrietà e capacità dialettica, ieri come oggi nell’epoca dei social.
Di ciò non dobbiamo dimenticarci, di ciò dobbiamo fare tesoro per salvaguardare e distinguere la nostra amata professione.

Photo credit: scontent.fbri

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