E se invece?
di Carla Broccardo (Avvocata in Bolzano – Noi di Spoiler)
Dalla proposta di tornare a parlare di Futures Studies, lanciata in chiusura dell’articolo “Basta immaginare” (https://www.oralegalenews.it/magazine/15-gennaio-2020/basta-immaginare/9391/2020/), prende avvio una nuova rubrica con l’intento di proporre in modo semplice e operativo qualche suggestione per visualizzare e costruire futuri possibili.
Per sviluppare nuove capacità di capire e usare i futuri – dilatando così lo sguardo oltre le usuali finestre temporali, che in questi ultimi anni sono andate sempre più restringendosi – è importante saper costruire strategie di medio o lungo periodo che siano alternative, plurali.
Rendere il futuro uno strumento attivo da cui trarre informazioni per modificare il presente impone come primo passaggio quello di considerarlo non a senso unico, ma plurale.
Oggi i forti cambiamenti nel modo di vivere: economici e altri fattori sembrano mettere in crisi il modo con cui guardiamo avanti e progettiamo le nostre azioni.
Uno dei metodi scientifici più chiari di presentare le prospettive d’azione verso i futuri preferibili e sostenibili è il cono dei futuri (Futures Cone), immagine costruita all’inizio degli anni ’80 da Clem Bezold per raffigurare diversi tipi di futuri.
Nel guardare in avanti (rispetto alla posizione corrispondente alla punta del cono) ciascuno di noi prende in considerazione solo il futuro probabile, quello che appare più scontato di altri sulla base dei trend in atto che conosce o per le sollecitazioni che provengono dai mezzi di comunicazione. Tuttavia, da tempo sono note le distorsioni che i meccanismi dell’informazione operano sulla nostra percezione.
Ecco che diventa fondamentale esplorare altri futuri.
Quelli possibili: tutti quelli che possiamo immaginare, includendo sia la conoscenza che abbiamo sia quella che non abbiamo ma che potremmo sviluppare.
All’interno di questi andranno poi individuati i futuri plausibili: quelli che potrebbero effettivamente verificarsi secondo le conoscenze che abbiamo per poter quindi ampliare la nostra area decisionale.
I futuri preferibili, quelli in cui ci piacerebbe vivere, è bene quindi descriverli – e sceglierli – dopo una attenta fase di esplorazione di futuri possibili e plausibili: se si fa il contrario, si rischia di porsi degli obiettivi irrealizzabili o fuori fase, di non intercettare potenzialità positive o di non vedere pericoli in arrivo.
Disegnare, anche visivamente nel Cono dei Futuri, le sorprese, i “cigni neri”, le wild card ci offre l’occasione di valutare anche situazioni che non rientrano nel campo delle normali aspettative – come ci sta insegnando proprio in queste ore l’emergenza sanitaria globale del Coronavirus – ma proprio ciò ci allena a introdurre nei nostri ragionamenti anche la premessa “e se invece?”.
- IL PROBABILE
ciò che sembra poter accadere quasi inevitabilmente - IL POSSIBILE
tutto ciò che si può immaginare - IL PLAUSIBILE
ciò che potrebbe effettivamente verificarsi secondo le conoscenze attuali - IL PREFERIBILE
il futuro in cui ci piacerebbe vivere

Image credit: Thom O’Connor, Little Big World’s Fair
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