Ancora la PAS?

Ancora la PAS?

di Alessandra Capuano Branca (Avvocata in Vicenza)

Dopo avere letto l’intervista all’Avvocato Gullotta pubblicata sulla prima pagina de “Il Dubbio” del 16 settembre viene da chiedersi perchè l’ambiguo e sinistro acronimo conosciuto come PAS sia dotato di vita propria e sopravviva ad ogni autorevole parere scientifico che ne nega l’esistenza.

Di sicuro se lo chiedono tutti coloro che continuano, nonostante le contrarie prese di posizione della comunità scientifica internazionale, a vederlo scritto nelle CTU che in tribunale decidono il destino dei figli contesi.

Parental Alienation Sindrom, secondo la lettura per esteso, in italiano non significa nulla, ma è un’espressione suggestiva e minacciosa, almeno per i minori coinvolti nel conflitto.
Se la si volesse tradurre in modo accettabile sul piano lessicale la si dovrebbe chiamare “Sindrome di alienazione mentale del minore estraniato da un genitore“.
Perché chi fa riferimento alla PAS, infatti, afferma l’esistenza di una malattia mentale del minore che ne sarebbe vittima. Tale condizione morbosa sarebbe causata dalle condotte del genitore non estraniato e l’unica cura efficace consisterebbe nel portarglielo via, nasconderlo, non farglielo più vedere, almeno fino a guarigione accertata.

Niente di tutto ciò è mai stato riconosciuto vero né in altro modo validato dalla Comunità scientifica, tanto che il Ministro della Salute della Repubblica italiana, il 29 maggio 2020, in risposta all’interrogazione parlamentare n.4-02405 ha addirittura dichiarato che il Ministero della Salute è impegnato a promuovere l’azione disciplinare contro il personale sanitario che nella propria pratica faccia riferimento alla PAS, la cui esistenza è stata esclusa dalla Comunità scientifica in ripetute occasioni, sia a livello nazionale sia a livello internazionale.

Per non voler citare l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che pure si è espressa senza alcuna esitazione nel senso della mancanza di evidenze scientifiche che permettano di ipotizzare una diagnosi di malattia mentale del minore che rifiuta un genitore, qui basterà ricordare che secondo l’Istituto Superiore di Sanità italiano l’esclusione di un genitore ”non corrisponde ad un disturbo psichico ma ad una relazione disfunzionale alla quale contribuiscono il genitore alienante, quello alienato e il figlio/la figlia, ciascuno con le proprie responsabilità e con il proprio contributo caso per caso” (cfr. doc. cit.).

In tale complesso contesto disfunzionale gli alfieri della PAS non hanno dubbi perché hanno la soluzione preconfezionata, che consiste nell’allontanare il minore dal posto dove vuole vivere (leggi: a casa con la madre), per affidarlo proprio al genitore con il quale non vuole stare (leggi: il padre).
Più che una cura, somiglia a una condanna.

Ma se l’approccio è ideologico, ed altro non potrebbe essere in assenza di ogni base scientifica e di ogni espressa previsione di legge, allora è giusto chiedersi quale sia l’ideologia di riferimento.
La risposta non è difficile, ed è la difesa del patriarcato.
Patriarcato morente e in cancrena, ma non per questo meno tossico per una società che aspiri a realizzare libertà, eguaglianza e giustizia.

https://ildubbio-ita.newsmemory.com/?ta_sso=29728c73ba4fb9b9fbe938306506f92f_5f621301_1e17

Image credit: OpenClipart-Vectors da Pixabay

di Alessandra Capuano Branca su Ora legale NEWS:
https://www.oralegalenews.it/magazine/07-maggio/avvocato-disponiamo-una-ctu/5245/2019/

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Questa “sindrome” non ha alcun tipo di fondamento scientifico.

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