L'accelerazione del sovra indebitamento

L’accelerazione del sovra indebitamento

di Chiara Valcepina e Fabio Cesare (Avvocati in Milano)

Poche disposizioni normative sono state protagoniste di un percorso travagliato come la legge 3/2012.
La normativa esordisce con cinque articoli dedicati all’usura, una legge fotocopia e un correttivo, a pochi mesi dall’entrata in vigore, introdotto dal D.L 179/2012.
La tensione culturale che ha intessuto il varo della prima regolamentazione dell’insolvenza per i soggetti non fallibili è evidente anche dalla tecnica legislativa, fatta di continui rimandi, errori linguistici grossolani.

L’incertezza nella collocazione sistematica ha spinto gli interpreti a ricondurre il sovraindebitamento a principi diametralmente opposti, ora la tutela dei debitori, ora il vaglio della “meritevolezza”, come argine ai benefici percepiti come eccessivamente lesivi delle aspettative dei creditori

Le ampie deroghe al principio consensualistico e alla garanzia generica hanno poi condotto ad applicazioni restrittive, che hanno comportato non poche incertezze applicative sulla cessione del quinto, sul concetto di frode dei creditori ostativo all’apertura della liquidazione del patrimonio, sulla possibilità di accedere al sovraindebitamento in assenza di beni da esitare.

Le difficoltà culturali che hanno condotto a una tardiva regolazione del fenomeno dell’insolvenza civile non stupiscono: sono troppo radicati negli interpreti i timori legati alla violazione delle obbligazioni pecuniarie e alla possibilità che i debitori sottraggano parte dei loro averi ai creditori, complice talvolta l’attività dei professionisti che li assistono, incline alla ricerca di soluzioni a tutela del singolo ma senza una vera sensibilità sull’impatto di esse su larga scala.

Se si riflette con una visione più ampia, si scopre tuttavia che sono plurimi gli esempi di cancellazione dei debiti nella storia, spesso legati a questioni di acquisizione del consenso e di tenuta del tessuto sociale.

Basti ricordare che il codice di Hammurabi prevedeva che in caso di cattivi raccolti, i contadini oberati dai dai prestiti concessi a titolo privato da alti funzionari, venivano periodicamente esdebitati per ripristinare l’ordine precedente.
Lo stesso fece il faraone Tolomeo V, nel 196 Avanti Cristo: come riferisce la Stele di Rosetta, annullò i debiti verso il trono del popolo dell’Egitto.
Gli esempi potrebbero moltiplicarsi: Catilina propose nel programma elettorale per la sua elezione a Console le Tabulae Novae, con le quali prometteva di annullare i debiti della plebe a danno degli ottimati, suoi avversari, che invece temevano per i propri crediti.

Gli esempi potrebbero giungere fino ai giorni nostri.

Il rispetto dei patti, dunque, non è un principio universale, ma è un tema difficile da elaborare perché divisivo.

Eppure la necessità di gestire in modo efficiente le crisi finanziarie che il sistema economico crea di continuo è una necessità insopprimibile se non si vuole far gravitare i debitori nel campo dell’illegalità e dell’usura.
I sistemi criminali sono infatti fonte di innegabile attrazione per i sovraindebitati, vittime morte finanziaria e civile, perché nella difficoltà la spinta è di certo più decisa verso la sopravvivenza che per il rispetto della legge.

Del resto, il sovraindebitamento è anche efficiente: consente di dosare al meglio le risorse giurisdizionali, poiché un solo ufficio può gestire plurime posizioni esecutive a beneficio di un’ordinata massa di creditori, senza peraltro premiare solo i più dotati e consapevoli, che possono permettersi di intraprendere delle costose iniziative esecutive anche con il rischio che si rivelino antieconomiche.

Il codice della crisi imporrà una decisa accelerazione all’istituto: anzitutto, saranno possibili le liquidazioni su istanza di terzi e non del solo debitore.
In tal modo, l’istituto diverrà anche strumento di recupero del credito e non più strumento di grazia per il debitore, sostituendosi peraltro, in un’ottica deflattiva, alle tradizionali espropriazioni individuali.
Inoltre, verranno eliminate le maggiori incertezze interpretative, dalla concorsualizzazione della cessione del quinto, fino alla possibilità di liberarsi dai debiti una sola volta, a determinate condizioni, senza pagare alcunché se non vi è nulla da liquidare, attraverso l’esdebitazione del debitore incapiente.

Le novità del codice imporranno, quindi, di superare le ritrosie culturali che hanno frenato fino ad oggi l’applicazione dell’istituto negli operatori del diritto, per una più fluida e ampia applicazione non solo limitata ad evitare sofferenze immotivate e rinsaldare la coesione sociale, ma anche per esplorare nuove vie per un più equo recupero del credito.

PH: dan321132 da Pixabay

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