mediazione e IA

Mediazione e IA

di Giampaolo Di Marco (Avvocato in Vasto)

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, ESPERIENZA DELLA LEGGE E FORMAZIONE DELLA VOLONTA’ IN AMBITO NEGOZIALE

Ciò che sembrava un argomento futuro o futuribile, è divenuto tema di grande attualità scientifica, economica, sociologica e, per quel che qui interessa, giuridica.
L’Intelligenza artificiale, sulla scorta della distinzione del Prof. Nieva Fenoll, sia essa forte, ossia come intelligenza in grado di sostituirsi integralmente al pensiero umano, o debole, ossia come intelligenza in grado di sostituire solo mere operazioni dell’uomo a seguito dell’inserimento di parametri all’interno della macchina, è ormai entrata a far parte del lessico quotidiano, ma genera profondi interrogativi.

Mentre molti si interrogano e affrontano il tema dell’intelligenza artificiale, applicata a tutti i settori del vivere civile, potrebbe valere riflettere sulla sua utilizzabilità e/o utilità nel settore del diritto.
Il timore diffuso di questi temi è la sostanziale assenza di riferimenti normativi univoci o quanto meno uniformi e sistematici.
I primi tratti normativi, seppur in termini di principio, si rinvengono nella carta etica europea sull’uso dell’intelligenza artificiale denominata “Progetto di orientamenti etici per un’IA affidabile”.

La Carta Etica per ora si muove nell’ambito del rispetto dei principi fondamentali: rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali della persona umana; divieto di discriminazione; principi di qualità e di sicurezza; criterio di precauzione; trasparenza, imparzialità e correttezza; garanzia del controllo umano.
Il tumulto normativo di questi ultimi anni, ci ha restituito i tradizionali istituti giuridici del nostro ordinamento piuttosto logori alla prova della velocità centripeta della modernità: contratto, processo, autonomia privata, diritti fondamentali. Molti di questi stentano ad adattarsi alla modernità, essendo nati e talvolta modificati in momenti storici in cui il Paese e il suo ordinamento riuscivano a determinare molti dei confini necessari del vivere civile.

Corre il pensiero, ad esempio, alla tematica della riservatezza che, sostanzialmente ignorata o, comunque, grandemente sottovalutata in un’economia a matrice prevalentemente agraria, è stata oggetto di progressivo interessamento da parte del legislatore sino a diventare (in un’epoca in cui l’informazione o il dato tende a trasformarsi in una vera e propria merce di oggettivazione dello scambio commerciale) una necessaria protagonista dei testi normativi.

Molti anni fa i giuristi si interrogavano sul percorso della formazione della volontà nell’epoca dell’avvento dei sistemi digitali. Quelle illuminanti intuizioni sul futuro del processo di formazione della volontà in ambito contrattuale, oggi pongono nuovi e diversi interrogativi relativi al nuovo baricentro dell’autonomia privata, proiettato anche nella fase patologica dei rapporti giuridici. Utile sarebbe comprendere se si possa affrontare il tema della comunicazione e dell’intelligenza artificiale nel processo di formazione della volontà delle parti nella conclusione di negozi giuridici ad finiendas lites.

Affrontando questi temi, ovviamente, il pensiero corre alla mediazione ed al ruolo facilitativo del mediatore nel percorso solutivo che conduce le parti ad un possibile accordo.
Nel sistema dell’Intelligenza artificiale applicata al sistema giuridico, spesso si pensa ad un ausilio alla fase decisionale, ossia ad un’applicazione nel servizio Giustizia.
Il nostro interrogativo, invece, si rivolge ad una fase a monte delle decisioni della Giustizia, ma a valle delle scelte delle persone, e vuole indagare sul rapporto tra la correttezza dell’adozione di queste ultime sulla base della formazione di una volontà “genuina” e non condizionata dal proprio “Io Digitale” (ove se ne possa ipotizzare l’esistenza), e il successivo intervento delle prime in caso di patologia dei rapporti giuridici ove in questa, ora, troviamo anche istituti per la soluzione alternativa delle liti, basati sulla volontà negoziale.

Ed ecco che allora il fascino della comunicazione orientativa, quella del mediatore che dovrebbe porre in risalto i bisogni e gli interessi delle parti, si incontra (o si scontra) con i capisaldi civilistici della formazione della volontà e con i rimedi dell’invalidità ed inefficacia di accordi viziati da un’imperfetta formazione del percorso volitivo della parte nell’assunzione delle obbligazioni.
La spinta verso l’immediato e la necessità tommasea di vedere e capire solo attraverso strumenti in grado di fornirci risposte celeri e presuntivamente affidabili, non pone più interrogativi sulla validità ex post dei negozi, ma sulla correttezza dei metodi di formazione della volontà ex ante e, quindi, sulla necessità di riflessioni adeguate sul rapporto tra comunicazione, autonomia privata (rectius negoziale) e uso dell’intelligenza artificiale in tale ambito.

Come scriveva Pasquale Serrao D’Aquino nell’articolo “Digito ergo sum” il mercato planetario del mio Io digitale è frutto avvelenato della mia volontà. Nessuno mi obbliga. Il piacere, rapidamente diventa necessità, e mi comanda. Il futuro non corre, ti viene incontro, sta a te avere la forza e la capacità di accoglierlo rispetto al passato, il quale altro non è che il futuro di allora che hai avuto il coraggio di vivere nel presente di ieri.

dello stesso Autore, su Ora Legale News:
www.oralegalenews.it/autonomia-negoziale-e-comunicazione

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