Youth

Youth

di Umberto Pantanella (Avvocato in Bari)

La giovinezza, o almeno il comune sentire di essa, è inevitabilmente legata alla dimensione temporale, all’adolescenza, alla fase che segna il passaggio dall’infanzia all’età adulta. Sono concentrate lì tutte le esperienze che determineranno le nostre scelte, le passioni, i successi e le piccole e grandi delusioni che ci orienteranno nel futuro.

Questo è quello che si vede da giovani: si vede tutto vicinissimo, quello è il futuro. E questo è quello che si vede da vecchi: si vede tutto lontanissimo, quello è il passato

dice Harvey Kaitel (Mick Boyle) in “Youth – La Giovinezza” di Paolo Sorrentino.

La giovinezza è una fase “necessariamente” felice della vita solo perché si è giovani di età, o piuttosto è uno stato d’animo?
Si è felici solo perché si è giovani?
O ha ragione Kafka quando dice che “la giovinezza è felice, perché ha la capacità di vedere la bellezza. Chiunque conservi la capacità di cogliere la bellezza non diventerà mai vecchio”?

Le continue trasformazioni della società hanno inciso radicalmente sulla stessa concezione della giovinezza. Prediligendo la rincorsa al sempre-verde mito della giovinezza come benessere fisico (ma soprattutto estetico) a qualunque età, piuttosto che la felicità ed il benessere di chi è giovane.

Eppure, per il Programme on Youth delle Nazioni Unite

“i giovani sono la categoria di persone tra i 15 ed i 24 anni di età, i quali hanno desideri ed aspirazioni a partecipare pienamente alla vita delle società a cui appartengono in tutto il mondo. Sono i principali agenti di sviluppo economico, di cambiamento sociale e di innovazione tecnologica.
Va assicurato loro il vivere in condizioni ed ambienti che favoriscano gli ideali, la loro creatività, la passione, sviluppando una tensione al miglioramento della loro società. Si trovano di fronte ad un paradosso: prendere parte ed integrarsi nelle attuali società, ma contemporaneamente esserne una forza di trasformazione”. *

Ancora, il Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea (Sessione Gioventù), con la Risoluzione n° 15131/09 intitolata “Un quadro rinnovato di cooperazione europea in materia di gioventù per il periodo 2010-2018 (Bruxelles, 17 novembre 2009)”, così si esprime nella nota inviata al Comitato dei Rappresentanti permanenti:

….“Ricordando che il Consiglio europeo del marzo 2005 ha adottato il Patto europeo per la gioventù come uno degli strumenti che contribuiscono alla realizzazione degli obiettivi di Lisbona in materia di crescita e occupazione, e alla luce dell’adozione di un nuovo quadro di cooperazione nel settore della gioventù per il periodo 2010 – 2018 – che mette in evidenza tra l’altro l’urgenza di combattere l’alto livello di disoccupazione giovanile nell’UE – il Consiglio invita il Consiglio europeo: – a provvedere affinché nella strategia di Lisbona per il periodo successivo al 2010 sia preservata una dimensione giovanile e a sostenere la continuità delle iniziative conformemente agli obiettivi generali del Patto europeo per la gioventù, nonché ad assicurare l’applicazione del nuovo quadro di cooperazione europea nel settore della gioventù per il periodo 2010-2018.

Invece, poca o scarsa occupazione e tasso di natalità in perenne decrescita affliggono il nostro Paese.

Secondo i dati ISTAT (dati pubblicati a giugno 2019) sono 2.652.000 i disoccupati e, se pure il tasso di disoccupazione si attesta al 10,3% (-0,2 punti percentuali), quello giovanile sale leggermente al 31,9% (+0,1 punti). L’Italia registra a febbraio del 2019 il secondo tasso più alto di disoccupazione giovanile fra gli Stati membri europei con un 32,8%, secondo solo a Grecia (39,5% a dicembre 2018) (fonte Ansa.it)

Un Paese vecchio, e non solo anagraficamente, come di recente certificato dall’ultimo dato Istat sul preoccupante calo demografico.

Nessuna politica seria a sostegno della natalità o del lavoro per i giovani, i nostri figli, che sono i veri nuovi (e)migranti. Sempre più dotati di strumenti tecnologici ma sempre meno istruiti, con un sistema scolastico ed universitario azzoppato, da tagli e mancati investimenti. Sempre più sottopagati, quando riescono a trovare lavoro, e senza alcuna stabilità di mantenerlo, con una minima tranquillità economica che permetterebbe loro indipendenza economica e forse la prospettiva di “mettere su famiglia”, come dicevano i nostri vecchi.

Una popolazione giovanile ancora troppo dipendente dai genitori, se non addirittura dalle pensioni dei nonni.
Una popolazione sempre più vecchia, che avrà bisogno di sempre più assistenza, che non potrà più avere.

E che si autoconsolerà con l’aver mantenuto un aspetto giovanile, piuttosto che aver pensato, per tempo, alla giovinezza dei suoi giovani.

Youth are defined by the United Nations as between the ages of 15 and 24; Young people everywhere: – Have aspirations and want to participate fully in the lives of their societies. Are key agents for social change, economic development and techno- logical innovation. Should live under conditions that encourage their imagination, ideals, energy and vision to flourish to the benefit of their societies. Are confronted by a paradox: to seek to be integrated into the existing society and to serve as a force to transform it.

https://www.un.org/development/desa/youth/

PH: Free-Photos da Pixabay

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