Ci siamo persi
di Anna Losurdo
Quando abbiamo visto al cinema l’ultimo film di Ken Loach, non pensavamo alla pandemia, al lavoro agile o smart working dei mesi successivi.
E forse ci eravamo appena accorti che qualche mese dopo, in Italia, avremmo celebrato il 50° anniversario dello Statuto dei lavoratori.
“Sorry we missed you” mette a nudo gli effetti della gig economy sulla vita delle persone e delle loro famiglie e la proletarizzazione di ogni mestiere nella società odierna.
gig economy:
Modello economico basato sul lavoro a chiamata, occasionale e temporaneo, e non sulle prestazioni lavorative stabili e continuative, caratterizzate da maggiori garanzie contrattuali.
www.treccani.it
Il nuovo capitalismo, i nuovi modelli produttivi, la scomparsa delle grandi fabbriche e del “vecchio” lavoro subordinato, le nuove aspettative e le nuove rivendicazioni dei lavoratori (quanto spontanee e quanto indotte?) hanno tarsformato in maniera forse irreversibile la nostra società.
Senza dimenticare che ci riferiamo, appunto, alla nostra società occidentale, Europea e generalmente del nord del pianeta terra. Dobbiamo sempre tenere presente ciò che accade nel resto del mondo per non cadere nel consueto egoriferimento geografico.
Nel film, la famiglia resiste (fino a quando?) alla sottrazione di dignità e di umanità subita dai genitori lavoratori, che svolgono una serie di micro-lavori per coprire il bilancio personale e familiare.
Siamo davvero disposti ad adottare questo modello di società?
Questo modello di lavoro, che dovrebbe essere il pilastro della nostra società democratica ?
Questa finzione in base alla quale lavoratori dipendenti risultino invece lavoratori autonomi per evitare al datore di lavoro i costi dei diritti sul lavoro.
Siamo disposti rinunciare alle tutele conquistate nei decenni successivi allo Statuto dei lavoratori barattandole con una finta indipendenza?
O ci siamo semplicemente persi?
Risale a qualche settimana fa (25.6.2020) la nuova bocciatura del Jobs act da parte della Corte costituzionale che ha confermato il principio generale, già affermato nel 2018. Il solo criterio dell’anzianità di servizio per determinare l’indennità risarcitoria nei licenziamenti illegittimi è incostituzionale (https://www.cortecostituzionale.it/documenti/comunicatistampa/CC_CS_20200624185434.pdf).
La Corte ha più volte ribadito il valore irrinunciabile dei principi fondamentali dettati dalla Costituzione nella interpretazione del nostro sistema di garanzie e di tutele del lavoro.
“Il diritto al lavoro (art. 4, primo comma, Cost.), affiancato alla tutela del lavoro “in tutte le sue forme ed applicazioni” (art. 35, primo comma, Cost.), si sostanzia nel riconoscere che i limiti posti al potere di recesso del datore di lavoro correggono un disequilibrio di fatto esistente nel contratto di lavoro”.
“Il forte coinvolgimento della persona umana – a differenza di quanto accade in altri rapporti di durata – qualifica il diritto al lavoro come diritto fondamentale, cui il legislatore deve guardare per apprestare specifiche tutele”
A ben vedere, questi principi sono in netto contrasto con la visione economicistica del lavoro che ha trovato nel Jobs Act il punto di approdo.
Abbiamo smarrito quei principi o ci siamo persi noi?
Qualsiasi progetto di futuro, individuale o in gruppo “familiare” può prescindere dalla stabilità economica? E, soprattutto, dalla dignità del lavoro data anche dalla giusta remunerazione?
E a proposito di nuovi e vecchi modelli, non sono così certa che i nuovi lavori e le nuove forme di organizzazione siano meno alienanti di quelli fordisti del secolo scorso.
La vita dei protagonisti del film, non diversamente da quella reale dei molti lavoratori della gig economy, appare deprivata: del riposo, del futuro, della felicità, delle stesse relazioni umane.
Le istanze libertarie degli anni ’70 del Novecento sono state catturate dal capitalismo e trasfuse nella nostra attuale società dell’efficienza.
Abitata da individui solo in apparenza sovrani, a cui tutto è permesso e nulla impedito. Ma di fatto ridotti a mere risposte all’apparato attraverso l’omologazione dei comportamenti e la gratificazione dei consumi. Unica compensazione alla mancanza di essere.
Il futuro, anche quello del lavoro, non può certo restare ancorato alla nostalgia del passato.
Ma dovremmo riuscire a costruirne uno che non annienti l’umanità di ogni persona.

Image credit: www. wikimedia.org/Cabines_de_bain_Berck
di Anna Losurdo su Ora Legale News:
https://www.oralegalenews.it/magazine/16-febbraio-2020/al-lavoro/9966/2020/
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